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Anni,
tanti anni, a decine,
mi corrono dietro
senza riuscir ad agguantarmi.
Non salto più oltre le pozzanghere,
non accenno più,
davanti al banco di un bar,
con passo di danza,
ma tuttora se esco da un locale,
nella notte,
con la città deserta
e sospesa come un film noir,
il mio passo robusto,
che trova l’eco chissa dove,
ha l’entusiasmo giovanile,
non sono saggio,
ne irreprensibile è la  mia vita,
ma questa          che più mi piace.
Un ultimo lampioncino acceso mi tradisce.
Tiro tardi.
Ma adesso debbo proprio rincasare.
Fa freddo e con la pioggia il vento è pronto a fischiare
dietro la porta e lei pallida,
avvolta nello scialle, che mi dice
” Stasera hai tardato: non avresti dovuto,
sai che mia  madre da poco è morta,
ed io ho tanta paura sola restare”.
Ricordo che si  può anche morire.