Qualche mese fa ho avuto modo di curare a Muggia, a nome di quel Comune, una mostra personale del pittore Livio Rosignano. Questo nostro pittore triestino, che, in quella occasione presentava opere del suo periodo giovanile, per intenderci degli anni Cinquanta (è nato nel 1924), ora si ripropone a Grado con opere eseguite negli ultimi anni. (Aveva già esposto in questa sede nell’estate del 1996).
Ho visto, in una recente visita nel suo studio, le cose che oggi presenta e subito ho notato la continuità del suo discorso pittorico. Naturalmente i mezzi tecnici di cui si serve sono mutati, non più violente spatolate e il colore gridato, non più il disegno prepotente, tuttavia egli non interrompe il suo racconto: oggi come allora egli ci disvela un mondo di umiliati, gente affossata in antri ombrosi di vecchi caffè o in qualche osteria periferica, personaggi sperduti in riva al mare o travolti nei vortici di una raffica di vento: situazioni emblematiche di esistenze viste un attimo e poi sparite. Passi vuoti di figure evanescenti e in attesa di chissachè, con qualche bagliore di luce fredda che non si capisce da dove arriva.. Perfino una Barcolana, che dovrebbe essere una festa di colori e luci viene soffocata da un velo di malinconia; e un cane randagio grufola tra erbe spente e immondizie. Non è allegro il mondo di Rosignano, ma chi se ne importa se riesce a rendere così poetico anche un pezzetto della sua tela? Se un tempo poteva apparire casuale un tono esagerato, un taglio audace, una graffiatura, oggi sicuramente non più. Tutto è sotto controllo, perché a Rosignano interessa soprattutto che già nella stesura di uno sfondo ci sia una tensione morale. La sua pittura che pare semplice è invece molto complessa. Mi dice:”Alla mia età non ci si può accontentare: la materia deve avere un senso, trascendere lo specifico pittorico per approdare ad un più ampio campo morale.
Prova simpatia ed è solidale con quei personaggi che non dilagano sulle piazze, con proteste troppo guidate, piuttosto partecipa con pudore alle miserie e all’angoscia che giorno dopo giorno ci attanaglia: egli non grida, ma denuncia.
Si potrebbe dire che Rosignano sia un artista impegnato, ma questo aggettivo non è più di moda, come non va più di moda l’incomunicabilità di cui ne è stato un interprete. Nelle sue tele ci sono ancora i personaggi solitari che navigano nelle nebbie, tuttavia negli ultimi tempi è rispuntato, soprattutto in taluni paesaggi, il gusto del colore, ancorché sorvegliato nella lunga gestazione dell’opera.
In questa rassegna, come nelle sue precedenti del resto, Rosignano ci fa vedere che non sta mai fermo, si muove (e talvolta agita) dentro i limiti di quel suo mondo preciso e personale per dirci che niente in uno spirito libero è codificato.