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Rosignano, che appare il più maturo tra i giovani artisti delle ultime leve, è apparso in pubblico per la prima volta non molti anni fa, ma da allora è andato costantemente avanti, riuscendo a ottenere nell’ultimo biennio lusinghieri riconoscimenti anche in campo nazionale. La sua pittura non ha subito quelle oscillazioni e crisi, tipiche della maggioranza dei giovani, che appena vengono a conoscenza di un’esperienza prima ignorata, subito si convertono a quella e spregiano la maniera fino allora tenuta. Rosignano ha esordito con una pittura largamente postimpressionistica, ma in un’accezione del postimpressionismo meno volta a compiacenze e raffinatezze decorative e più tesa a cogliere il significato umano di ciò che egli ha scelto, ciascuna volta, di rappresentare.

Quando Rosignano dipinge un paesaggio intende dipingere proprio quel paesaggio, e secondo che i tetti rossi o uno steccato di legno o una parete bianca, hanno colpito la sua fantasia, egli compone con questi elementi vorrei dire quasi un “ritratto” di quel paesaggio. E’ anche dei pochi ritrattisti di uomini, tra i giovani d’oggi, e il modello non gli è indifferente; cerca anzi di penetrarne le caratteristiche umane e morali più che i  semplici tratti fisionomici. Va da sé che il ritratto è un campo pericoloso ed è difficile sottrarsi alla suggestione del reale e perciò anche quelli presenti in questa mostra presentano delle differenze di stile e di tono. La misura che l’artista può dare in questo campo è data dal ritratto di Titz e dalle due “donne al bar” di una pungente e spiccata evidenza quale avrebbe potuto avere, con tutti altri mazzi un quadro, di Toulouse – Lautrec.

 Decio Gioseffi

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Degli artisti triestini di recente leva Livio Rosignano è dei più seri e “ responsabili “. Non prende l’arte come un passatempo intellettuale, ma impegna in essa tutta la sua umanità. Ciò spiega il suo rapido successo. Successo, naturalmente e disgraziatamente troppo più di stima che di danaro. Ma di ciò egli non sembra prendere nota, ne risentirsene. Per la pittura si possono anche fare i sacrifici più duri, quando il dipingere sia la nostra maniera di essere uomini. Del resto ciò che distingue Rosignano dai giovani che hanno debuttato con lui (circa sei anni fa) è che nemmeno allora, benché assai giovane, egli era un ragazzo. E la sua scelta è stata deliberata e responsabile, sapendo bene ciò che costi il seguire fino in fondo la strada prescelta e quali fossero le soddisfazioni che se ne potevano attendere.

Non aveva una scuola allora eppure le sue cose s’imposero subito, e si fecero notare perché rivelavano l’urgenza di un mondo suo che riusciva bene o male a venir fuori e ad “esprimersi”. Da allora egli ha fatto molta strada. Ma non si è imbarcato in avventure, non ha fatto concessioni alla moda del giorno, non ha dato luogo a quelle improvvise conversioni, a quegli sconcertanti voltafaccia, cui spesso ci tocca di assistere e che passano per “crisi”, mentre spesso sono indice di non altro che di leggerezza.

Ciò non di meno Rosignano studia sempre con l’impegno e con la modestia di un principiante. Non ritiene di avere più niente da imparare. Si perfeziona nel disegno, di nudo soprattutto.

La sua pittura non appartiene a nessuna tendenza conclamata: egli non segue programmi che sieno prisma della pittura a cui si richiedano delle ricette buone a qualsiasi evenienza. Per la qualità dei suoi interessi si potrebbe tuttavia dir neorealista, se il neorealismo non fosse un’etichetta che copre spesso merce adulterata, in cui affiorano in primo piano interessi non artistici né umanistici, ma politici epperò pratici.

Ora l’artista espone una ricca serie di disegni che rappresentano inquadrature delle strade, delle piazze e delle cose della città, delle rive, del porto dove gli uomini lavorano o riposano o si ricreano in una contemplazione assorta degli aspetti del visibile. Perciò questi disegni sono carichi do “atmosfera”, intesa tuttavia come temperie piuttosto sentimentale che non meteorologico.

Perché Rosignano non è un illustratore, ma un osservatore partecipe della vicenda umana. E questa sua disposizione non contrasta e non sfugge allo stile. Non mancano in questi disegni molte preziose indicazioni di un gusto maturo e coerente per la composizione così di ritmi grafici, come di variazioni chiaroscurali. Solo che la “variazione” su un tema di ritmi lineari risentiti o di contrappunti pausati di bianco e di nero, non diventa mai gratuita o fine a se stessa.

Non staremo a esemplificare o a tirar fuori quattro o cinque pezzi da una rassegna che tocca su per giù la quarantina, dei quali non ve né alcuno che non nasca da un’autentica esigenza, da una commozione sincera. Possiamo ricordare genericamente il gruppo delle vedute di “Cittàvecchia”, così magicamente evocative di un modo di vivere misero, ma non squallido, per chi abbia occhi di guardarsi in giro e sappia sentirne la raccolta intimità; potremo ricordare i suoi gruppi di operai al lavoro o all’aperto o all’osteria, colti con una pronta e sintetica caratterizzazione dei tipi umani e del loro modo di essere “nell’ambiente”,e potremo ricordare certe più decise “architetture” di scale, di carretti, di rimorchiatori, dove il fattore “uomo” sembra passare in seconda linea ed è pur sempre il protagonista, anche se materialmente non vi si veda. Ma più che queste indicazioni generiche non sapremmo dare: sono cose che non si possono definire a parole. Anzi talora, nell’impianto del singolo disegno, una analisi stilistica troppo pedante potrebbe rilevare qualche squilibrio, qualche manchevolezza, con il rischio di far dimenticare il fatto più importante che si tratta cioè di opere “vive”. Ciò che tutti vedono con i propri occhi senza bisogno di suggerimenti altrui. Purchè, naturalmente, si rechino a dare un’occhiata alla “Casanova”.

                                                                            Decio Gioseffi

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Il Piccolo -Trieste, gennaio 1958

Oggi Rosignano si presenta con una serie di lavori che ne collaudano la raggiunta “ maturità “ .E, benchè tra le sue successive fasi non ci siano seri salti o iati, giova alla comprensione del momento attuale la scelta introduttiva di alcune opere meno recenti ( comunque non anteriori al 56 ).

Allora l’artista abbordava il proprio tema con un certo estro improvvisatorio che escludeva il lavoro meditativo di “ costruzione “ del quadro. E perciò i suoi quadri, pure con una carica di sentimenti umani chiara e viva, rischiavano talora l’approssimazione. O erano pienamente azzeccati per una sorta di intuitiva caratterizzazione impressionistica o finivano per appesantirsi

per il sopraggiungere di contrastanti sollecitazioni sentimentali. Della serie più antica abbiamo così alcuni paesaggi veramente solenni nella loro lirica sostenutezza o qualche inquadratura di strade o case che può far pensare per esempio a Utrillo.

Ma anche compaiono taluni pezzi meno stilisticamente conclusi nell’oscillazione tra una definizione grafica “ disegnativa “ e un colorismo acceso e piritecnico ( anche in tal senso e con tale “ vizio d’origine “ si hanno tuttavia dei successi, come nel “ Cortile con autocarro “ ).

Notevole altresì la serie delle tempere :una serie nella quale Rosignano mostra di aver raggiunto rapidamente un carattere individuale, anche se nettamente inquadrabile in una posizione postimpressionistica che richiama oltre che Bergagna, i nomi degli illustri antecessori Bonnard e Vuillard.

…E’ senza dubbio un fatto positivo che le opere migliori vadano ricercate tra quelle più impegnative e recenti.

Personalmente ci sembra che Rosignano ha raggiunto un traguardo assolutamente notevole : quello dell’appetibilità e della gradevolezza. E non vorremmo essere fraintesi. E’ facile essere gradevoli con una pittura che “  miri “ alla gradevolezza e all’esteriorità esornativa: ma quando un artista  serio come Rosignano , che non ha mai cercato  di dipingere per allettare il potenziale acquirente, ma solo per esprimere con sincerità e purità di cuore ciò che sente, raggiunge un risultato così armonicamente godibile , vuol dire veramente che gli impulsi che lo hanno primamente mosso sono stati “ superati “ o “ bruciati “ in una visione più olimpicamente distesa , più “ artistica “ . E in realtà Rosignano non fa di quei tali quadri piacevoli che piacciono alla  prima , ma poi stancano perché non hanno nulla da dire : i suoi quadri ( non tutti )piacciono proprio per la raggiunta euritmia tra sentimento , visione coloristica e tecnica pittorica ; e sono tali che più si guardano più “ parlano “ e perciò più piacciono. Ci riferiamo in particolare a opere di una esemplare contenutezza come “ Cantiere edilizio “ che , nella sua elementare semplicità può rievocare il gusto di certi  “ primitivi americani “ , i quali esprimono liricamente un mondo di umili cose  ( attrezzi da lavoro , case di campagna o di periferia ) perché quel mondo amavano con sincero  trasporto e fieramente , “ da uomini “ . Ora direi che il sentimento di Rosignano si configura proprio in questa vitalità di accenti, per cui la voce resta una voce un poco spaesata frammezzo al ribollire di umori femminei che contradistingue molta parte dell’arte intellettualistica di oggidì….

                                                                                                                                                                          Decio Gioseffi.  

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Agosto 1995

  Caro Rosignano,

ho sempre molto apprezzato la tua pittura e molto i tuoi disegni. Non posso perciò in questa occasione, date le molte volte che m’è capitato di scrivere di te e dell’opera tua, stilare una presentazione del tutto nuova per una mostra antologica che allinei opere di vari tempi e momenti.

Piuttosto una parola di amicizia, un saluto e un augurio. Tu sei di quegli artisti che non considerano la pittura e il disegno solo mestiere o solo tecnica. E’ umanità, pensiero, poesia. Ed è perciò anche mestiere (e anche amore per il mestiere). Così puoi fare le cose che ora fai, che riprendono e riassumono la tua attività precedente secondo formulazioni rigorose e connesse con le avanguardie del passato e del presente: fino all’astrazione e alla decorazione, che restano dopotutto i valori fondamentali della pittura. Non posso che confermare, quanto ho scritto in anni passati sulla serietà del tuo impegno e sulla tua capacità di stare con i tempi e di rinnovarti senza perdere l’anima.

Avevo visto giusto in sostanza anche quando ho esaminato per la prima volta una serie antologica (ma organica) di quadri e disegni relativa alle successive tappe del tuo percorso “critico” fino alla maturità indiscussa degli anni 60. Gli stralci delle mie recensioni alle tue “personali” del 1958 e 1960 potranno confermarlo a chiunque avrà la pazienza di andarseli a rileggere.

Con affetto e stima immutate

 Tuo Decio Gioseffi

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Studia sul posto il motivo poi dipinge "a memoria" di getto

Livio Rosignano, un artista dalla personalità singolare

Livio Rosignano è, tra gli artisti triestini maturati nel dopoguerra, una personalità singolare: le sue vie non sono le strade maestre delle correnti dominanti o di moda: e la sua vocazione realistica, il suo profondo impegno morale sono in un certo senso agli antipodi rispetto agli orientamenti che tengono il campo. E tuttavia Rosignano non ha niente in comune con i paesisti di gusto tradizionalmente illustrativo, che si fanno ad esperienze ormai scontate; e anche le sue simpatie postimpressionistiche sono ben lontane dal significare incondizionata adesione. Se il neorealismo non fosse ormai l'etichetta specifica di un gruppo (che d'altronde sembra aver esaurito la propria carica iniziale nelle esperienze di un decennio) si sarebbe tentati di definirlo neorealista. Poiché si tratta bensì di realismo, ma secondo una visione consona allo spirito del nostro tempo, che nella produzione artistica ricerca principalmente l'espressione di un'esperienza personale.

Rosignano (che presentemente espone presso la Sala d'arte Comunale) non dipinge ciò che vede ma "vive" ciò che dipinge: i suoi temi (inquadrature urbane e suburbane, scali ferroviari, paesaggi carsici, ritratti) sono profondamente sentiti, veramente "fatti propri",intesi non come qualche cosa di esterno, ma inerenti alla propria globale esperienza umana. Perciò Rosignano si può dire seriamente ciò che di altri si dice solo per translato o per compiacenza:che la pittura riflette lo stato d'animo  e che la medesima condotta "tecnica"  corrisponde alle più intime disposizioni. Se  cinque anni fa preferiva i colori violenti e dissonanti, il segno robusto, la composizione affollata e irrequieta; se oggi il colorismo s'è  acquetato in una più sottile vibrazione tonale e attenuata la violenza del colpeggiare onde le composizioni stesse risultano più distese e pacate, possiamo giurare che ciò non è stato per capriccio o per calcolo: né senza ragione; ma anzi per interna necessità, come, nel maturare della sua esperienza umana, l'inquietitudine ha ceduto il campo ad una concezione della vita più serenamente saggia: non di debolezza o di rassegnazione, ma di virile accettazione.

La sua pittura odierna non è "facile" come pare: la "credibilità" del suo realismo non deriva da una più fedele desunzione dai modelli, né da polivalenti ricette di mestiere. E basterà por mente a questo fatto: che Rosignano non dipinge sul posto e non inventa i suoi paesaggi. Li dipinge "a memoria", di getto, ma dopo aver lungamente e ripetutamente studiato sul posto il "motivo" che ha colpito primamente la sua fantasia: un'immagine sinteticamente espressiva, una rappresentazione della commozione iniziale dopo che le ragioni di tale commozione sono state analiticamente studiate. Queste registrazioni di una verità tutta interiore, aspirano pertanto a rappresentare una realtà "più vera" del vero e se non tutto, in una rassegna, è all'altezza delle cose migliori, di certo in ogni opera l'impegno è il medesimo: e la serietà dell'artista ci impone di prendere comunque molto sul serio i risultati cui è pervenuto.Tra le cose di maggior respiro vanno in ogni modo segnalati alcuni pezzi di singolare intensità lirica, tale che potrebbero far pensare a certe rapide e sciolte creazioni dei maestri dell'ottocento, dai Macchiaioli in quà o anche a certe verdi variazioni campestri sul fare di uno Springolo, alludiamo precisamente a certi verdi paesaggi quali alberi d'autunno", "tende di zingari", o "canne gialle",in cui l'idilio georgico della campagna è inteso nel senso di una aspirazione alla sanità della vita campestre, e alla serie grigia di "paesaggio nella nebbia" (con le figure spettrali ed evanescenti degli alberi stecchiti),"case a Prosecco", o "la strada" (che attraverso l'inconsueta inquadratura dall'alto e la estrema parsimonia delle notazioni, raggiunge un'intensità patetica inconsueta).

Non meno impegnativi i ritratti in cui Rosignano si è fatto ormai una meritata rinomanza. E basterebbero certi esemplari quali "ritratto in rosso" o "bambina in blu" a garantirci della nobiltà di una ritrattistica che si pone con umiltà di fronte al modello, cercando di darne un'interpretazione puntuale, penetrante e stilisticamente ineccepibile: ottenendone talora dei pezzi di pittura di prim'ordine; di grande prestigio decorativo, tuttochè non banali, né "salottieri".

 Decio Gioseffi.

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