Il mare, in fondo,
tutto azzurro
ebbrezzato da spume bianche
con il cielo amico che promette sole,
rasento la felicità,
quella senza perché.
Per la strada la gente mi saluta
e pare indugi, stupita,
sul mio largo sorriso,
inusitato.
Due giovani ilari
mi vengono incontro
e chiedono qualche consiglio;
la richiesta è per me,
come cacio sui maccheroni,.
Parlo, parlo, parlo,
do il meglio,
compiaciuto drl mio dire,
mi dilungo, sono un fiume in piena.
La notte, un’imposta sbatte,
la richiudo
e il labirinto del sogno è disciolto.
Avverto anche un peso al capo
e frammenti,visioni del giorno prima,
a tratti risvegliano la memoria
e di colpo un rossore mi copre,
di vergogna,
come avessi commesso
tutti i sette peccati capitali,
torna a galla la mia esagerata enfasi
e ne sono avvilito.
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