Ricordo la posizione in cui
sul quotidiano
venne collocata
la notizia della sua morte,
terza pagina, quinta colonna, in alto,
con foto sbiadita,
poco somigliante,
anche per via della posa,
per lui inconsueta;
fu la scarsa attendibilità dell'immagine
a imbrigliarmi, poi,
a fatica e finalmente
mi venne viva
la sua intensa espressione
caro vecchio mio, così ti chiamavo, con affetto.
E subito lo rivedo
nell'ospizio, lungo i corridoi,
silenziosi e lustri,
con riflessi estenuati,
e da qualche porta aperta però
respiri amari.
Non riuscivo a trovarlo
in una rientranza misteriosa
non stanza né corridoio stava lui.
Seduto, contro la parete
che fissava, ostinato
il muro tutto bianco.
Dovetti scuoterlo, e pareva svegliarsi da un sonno profondo
disse " sei tu?"
Tra noi parole, poche, e silenzi angosciosi,
infine, mi fece:
" Non buttarti via, non fare il matto, vedi me, guardati la salute".
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